COSA CAMBIA PER IL VENETO DOPO IL REFERENDUM IN SCOZIA

Via accelerata per la piena indipendenza del Veneto?

gianluca-busato-veneto-siDopo la celebrazione del referendum scozzese e passate le reazioni a caldo è opportuno fare qualche riflessione su come possa essere mutato lo scenario veneto e internazionale dell’indipendentismo.

Il risultato, innanzi tutto. Va messo in evidenza che raramente esso è stato messo in discussione, se non nell’ultimo periodo quando i Sì si erano avvicinati ai No e in occasione di un sondaggio di YouGov che li vedeva avanti a una settimana dal voto. Tale prospettiva inaspettata nel finale di campagna ha scatenato una reazione sistemica a più livelli che ha riportato i No a vincere. Proprio questa reazione spiega la necessità di un cambio di strategia nell’indipendentismo in diverse regioni del mondo, in quanto è chiaro che diventa molto difficile raggiungere i propri obiettivi nel mondo globale contemporaneo se non si è in grado di recitare un ruolo a livello sistemico. Tale aspetto, per quanto ci riguarda come veneti, lo vedremo tra qualche tempo, non appena avremo completato la transizione in corso della nostra organizzazione mirata proprio a soddisfare a tale condizione. L’aspetto più positivo del referendum di indipendenza della Scozia è in ogni caso che è stato abbattuto il tabù dell’indipendenza nel cuore dell’Europa, all’interno dell’Unione Europea.

Le tempistiche dell’indipendenza. Con il senno di poi risulta ancor più chiaro ed evidente a tutti quanto sia stata saggia la decisione di Plebiscito.eu di svolgere il referendum di indipendenza del Veneto nello scorso mese di marzo, per evitare che vi fosse un calo di entusiasmo a seguito di una possibile doccia scozzese. Ci diamo da soli una pacca sulla spalla, per aver preso una decisione tanto coraggiosa nell’autunno 2013, che allora ci valse le critiche feroci della totalità degli indipendentisti di casa nostra, che ci accusavano di precorrere i tempi, che poi dopo il successo del Plebiscito Digitale giustamente furono drasticamente ridotti alla condizione di nani politici in confronto a Plebiscito.eu. Qualcuno di essi – assieme alla lega opportunista quanto inconcludente – fu in parte recuperato solo in seguito al goffo (e sospetto) accanimento giudiziario del 2 aprile verso i 24 separatisti veneti ingiustamente incarcerati e quindi subito liberati. L’approvazione quindi della legge referendaria regionale 16/2014 ha quindi dato loro un altro po’ di ossigeno artificiale.

Gli attori in campo. Tale scenario, per quanto ci riguarda, fa emergere una dualità evidente, citata qualche giorno fa anche dal Washington Post.

Da una parte c’è un progetto indipendentista coerente portato avanti da Veneto Sì, il movimento politico nato per supportare l’azione di Plebiscito.eu, dall’altra c’è il solito eterno inganno della lega nord, perpetrato da 25 anni a questa parte sulla pelle dei veneti ingannati da chi prometteva federalismo, autonomia e ora addirittura l’indipendenza “costituzionale”.

Le scelte da fare sono semplici, basta capire con chi ci si schiera. Il referendum regionale per l’indipendenza del Veneto è un falso scopo. Scassinato dall’azione dei partiti italiani in regione, ora è privo di copertura finanziaria da un lato e di meccanismi procedurali chiari dall’altro, che lo rendono ostaggio di ondivaghe dichiarazioni del governatore e dell’assessore regionale al bilancio.

È indispensabile un secondo referendum regionale? In realtà no. Sono molteplici le vie all’indipendenza, come ieri ha sottolineato lo stesso Salmond. A ben guardare il referendum è una sola delle strade possibili. I veneti hanno già espresso in realtà la propria volontà sovrana a grande maggioranza in occasione del Plebiscito Digitale e ora possono approfittare anche di congiunture particolari, come ad esempio i nodi finanziari in merito alla sostenibilità del debito pubblico da parte dell’Italia, per approfittare della propria posizione competitiva estremamente interessante se non unica nel quadro globale.

La piena e fattiva indipendenza del Veneto può essere semplicemente il frutto di una firma su un accordo presidenziale o governativo come quello per esempio fatto con il trattato di Osimo all’insaputa del parlamento stesso. Un accordo stretto nell’interesse del Veneto, dell’Italia, dell’Europa e di tutti i cittadini che finalmente tornerebbero ad avere fiducia nel proprio futuro.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

5 comments on «COSA CAMBIA PER IL VENETO DOPO IL REFERENDUM IN SCOZIA»

  1. Varago Luciano ha detto:

    Spero bene che i veneti si rendano conto che hanno più bisogno dell’indipendenza della loro regione dall’Italia di quanto la Scozia dall’Inghilterra. Le stime attuali comunque ritengono che in Veneto i SI siano in maggioranza, e che hanno già superato il 56%; però sarebbe meglio che aumentassero ancora prima di marzo 2015, perchè è ovvio che più schiacciante è la maggioranza dei SI meno ostacoli Roma può metterci davanti. Speriamo bene. Grazie per la cortese lettura.

  2. Tra l’altro, notizia di oggi, sembra che siano stati scoperti brogli elettorali in Scozia, il che renderebbe il referendum appena svoltosi nullo e da rifare…..

  3. Antonio Miatto ha detto:

    Occorre anche cominciare ad avvisare tutti direttamente con i Social ed, indirettamente, invitare tutti a fare un continuo passaparola circa il fatto che, a breve, telegiornali, giornali, preti e talk show saranno scatenati contro il disegno di liberare il Veneto. Così facendo potremo trasformare l’invito al “No” in una odiosa controinformazione chiaramente intelleggibile ai più.

  4. giorgio da casteo ha detto:

    Oltre agli accordi (Osimo docet) alternativi a referendum, urge manifestare a Putin la totale contrarieta’ della Repubblica Veneta alle sanzioni UE imposte da Obama. Cio’ per distinguere la ns. repubblica da quella “delle banane”.Inoltre una tale dichiarazione costituirebbe ossigeno per tutte le aziende venete che esportano in Russia, per i lavoratori , per gli imprenditori e relative famiglie.

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