L’EMERGERE DELL’INDIPENDENTISMO PLEBISCITARIO E LA SCONFITTA STORICA DELLA LEGA NORD E DELL’ITALIANISMO

Produzione industriale in calo a gennaio, il tunnel non finisce più: apriamo una breccia laterale per uscirne con l’indipendenza del Veneto. Se Zaia è per VENETO NO, noi spingiamo per VENETO SI.

VENETO-SI-NONel corso degli ultimi dodici mesi il quadro politico è stato stravolto. Grazie alla celebrazione del referendum di indipendenza del Veneto, che un anno fa ha riscosso un consenso plebiscitario, le crepe della partitocrazia italiana hanno rivelato il fallimento storico dell’utopia irrealizzabile di uno stato unitario basato sull’oppressione economica di alcuni Popoli, in particolare, per quanto ci riguarda, del Veneto, funzionale al finanziamento del sottosviluppo degli altri Popoli, in particolare del sud.
L’emblema del fallimento storico dello stato unitario, che rappresenta una sorta di sogno del passato che non potrà più tornare ad animare le fantasie dei nostalgici italianisti, è paradossalmente la lega nord, ovvero proprio il partito che aveva saputo alzare la bandiera della protesta contro lo stato, per poi convertirsi alla sua strenua difesa. Oggi, quando i favorevoli all’indipendenza della propria regione in tutta Italia sono un terzo della popolazione e in Veneto la stragrande maggioranza, come emerge anche dai recenti sondaggi di Demos di Ilvio Diamanti, la lega, dilaniata da una lotta intestina di potere, percorre la strada al contrario verso un nuovo fascismo populista, abbandonando il tema dell’indipendenza. La ragione di questa fuga in Italia è dato dall’emergere di un nuovo movimento organizzato e forte nel territorio come Plebiscito.eu e il suo braccio politico Veneto Sì. Stretta tra l’indipendentismo moderno e anticipatore di una nuova forma di civiltà globale interconnessa e l’emergere del nuovo statalismo renziano, la lega di Salvini ha scelto di percorrere la strada dell’isolamento del populismo di estrema destra condito con facili messaggi xenofobi e follie economiche.
Oggi Lina Palmerini sul Sole 24 Ore paventa il rischio dell’astensione nelle prossime elezioni regionali in Veneto, dovuta proprio alla fuga dell’elettorato indipendentista dalla lega nord diventata oramai a pieno titolo italiana. E se invece dalle urne emergesse che i veneti, favorevoli in modo plebiscitario alla propria indipendenza, riconoscessero come loro legittimi portavoce proprio gli indipendentisti plebiscitari che l’anno scorso hanno saputo realizzare un evento di portata mondiale in sole due settimane, sconfiggendo chi in venticinque aveva collezionato solo insuccessi?

banner_FBK_vota03Scriviamo queste cose mentre vediamo salire in modo impressionante il contatore delle iscrizioni al sito www.plebiscito.eu per ottenere il codice di voto per eleggere il Parlamento Veneto il prossimo 15-20 marzo. Se il nostro messaggio sta passando nonostante il silenzio assordante degli organi di informazione sulla nostra iniziativa, che non scrivono una riga sulla straordinaria Rivoluzione Digitale in corso, oppure nelle rare volte in cui ne scrivono lo fanno storpiando il nostro nome (ci chiamano autonomisti, secessionisti, separatisti, nostalgici, velleitari, inconcludenti, sintomo del mal di pancia veneto e così via, in un crescendo di offese e disinformazione, senza mai scrivere correttamente il nome del nostro movimento e dei nostri rappresentanti) e il nostro comportamento (un giornale qualche giorno fa ha scritto che io “sibilo”: sinceramente mi pare di parlare normalmente, non di sibilare), vuol dire che siamo riusciti a fare breccia nel Veneto profondo, quello che sta maturando se rispondere Veneto Sì o Veneto No.

foto32D’altro canto è normale che ciò avvenga, se pensiamo ad esempio che Zaia‬ oggi ha detto ancora una volta che “le tasse dei veneti devono restare in Veneto e questa è una battaglia che stiamo portando avanti”. A parte il fatto che finora lui e la lega romana non hanno ottenuto alcun risultato e continuano a ripetere uno slogan inconcludente da decenni come un disco rotto, anche quando si trasformano da partito territoriale a partito italiano, noi invece diciamo “con l’indipendenza i veneti pagheranno AL MASSIMO un quarto delle tasse che pagano oggi e resteranno TUTTE in VENETO, con un aumento di investimenti annui in servizi ai cittadini dal 10 al 30%”. C’è una bella differenza vero?
Zaia è per VENETO NO, quello della spesa, del debito e delle tasse, mentre io sono per VENETO SI, quello della crescita, del potere ai cittadini e della responsabilità.
Responsabilità sempre più ineludibile, se pensiamo anche che oggi è emerso che la produzione industriale in gennaio in Italia è calata del 2,2% rispetto all’anno precedente. Ma come, non eravamo in crescita?
Insomma questo tunnel non vuole proprio finire… Apriamo una via di uscita laterale con l’indipendenza del Veneto, votiamo in massa il Parlamento Veneto dal 15 al 20 marzo e poi abbattiamo la partitocrazia italiana nelle prossime elezioni regionali con VENETO SI.

Gianluca Busato
Veneto Sì

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