LO STATO E L’EQUILIBRIO DINAMICO E GLOBALE DEI POTERI NELL’EPOCA DELLA SOVRANITÀ INDIVIDUALE

VeniceRiporto alcuni appunti che non vogliono avere alcuna presunta ambizione di scientificità né di valore filosofico, ma rappresentano la visione che mi sono fatto dall’osservazione pratica di come funzionano le cose oggi nel sistema politico-economico locale e globale.

Per certi aspetti l’idea che mi sono fatto ribalta la concezione prevalente, per certi altri è in linea con essa, d’altro canto esso risulta da una approssimazione se vogliamo di carattere pragmatico che male non dovrebbe fare al dibattito generale sul tema.

Lo stato è una sovrastruttura, che ritengo priva di personalità e quindi di identità proprie e che consiste in un quadro di relazioni ed esercizio di funzioni pubbliche che trovano forza nell’esercizio di delega della sovranità che risiede unicamente negli individui e nella libertà di azione che viene ad esso concessa da ambiti di relazioni ed esercizio di funzioni pubbliche e private di ordine superiore.

Uno stato è privo di identità ed essenza propria, ma rappresenta una convenzione che viene sfruttata da un insieme di persone che sono investite di riconoscimento e di una sorta di legittimità in funzione del potere che hanno saputo ottenere, controllare, creare.

A differenza di quanto affermato da molti, a mio parere lo stato non può essere “sovrano”, bensì è indipendente, o parzialmente interdipendente con altre strutture statali e interstatali nel dare forma all’esercizio del potere, in virtù di un processo di legittimazione che trova l’unica propria fonte negli individui che attraverso relazioni democratiche, elettorali, economiche e tribali delegano l’esercizio di funzioni, restando gli unici sovrani, spesso inconsapevoli, al contrario di quanto avveniva nel passato quando la sovranità veniva fatta risalire a un’origine divina (a dimostrazione ne è la simbologia che veniva usata, pensiamo ad esempio allo scettro). Anche nel passato il sovrano reale era l’individuo, ma nella sua totale inconsapevolezza, al punto che, opportunamente manipolato dalle guide politiche, religiose e filosofiche egli accettava la condizione di suddito, finché non trovava inaccettabili le proprie condizioni di vita, oppure in nome di ideali superiori quanto non tangibili, spesso frutto di manipolazione alternativa di nuove guide in concorrenza con quelle al potere.

Nella modernità, grazie ad un processo di emancipazione umana, il quadro concettuale di riferimento nell’esercizio del potere ha reso  maggiormente consapevole l’individuo. Il sovrano oggi è dunque il cittadino, pur con grado variabile di auto-consapevolezza.

In un dato quadro territoriale, i cittadini detengono la propria sovranità in forma differenziata a seconda dell’ambito in cui si esercita il potere.

Possiamo ipotizzare i seguenti ambiti e tipologie di esercizio del potere:

  • civico (o politico, distinto in legislativo, esecutivo, giudiziario);
  • religioso, spirituale, temporale;
  • militare;
  • informativo, mediatico;
  • economico-finanziario;
  • sistemico, globale;
  • ideale, concettuale, progettuale.

I diversi ambiti di esercizio del potere intervengono in cooperazione e/o competizione tra loro, spesso in una forma mista.

La sovranità civica assume grande importanza, in quanto per convenzione moderna regola e determina il controllo giuridico dei poteri militare, mediatico, economico-finanziario.

Il potere religioso tende ad essere autonomo dagli altri, in alcuni ambiti sovrasta o si fonde con il potere civico (ad esempio, negli stati “confessionali”), in altri si rapporta ad esso tramite convenzioni, se non veri e propri trattati (ad esempio, i patti lateranensi).

Il potere si distingue poi in potenziale ed effettivo. Il potere effettivo discende dal potere potenziale per trasformazione attraverso processi dinamici di controllo, conquista e creazione dello stesso.

Il moto attraverso cui il potere diviene effettivo dalla sua forma potenziale determina la dialettica del potere. Le modalità attraverso cui si compie la dialettica del potere si differenziano fortemente in base all’ambito in cui si manifesta.

Il potere civico, che rappresenta spesso l’obiettivo massimo del potere, ottiene la propria sublimazione grazie al consenso popolare (con eccezioni parziali nel potere giudiziario, spesso frutto di logiche corporative, o di casta, il che lo rende il potere più ancorato a logiche del passato, figlio delle società tribali). Il consenso popolare dipende fortemente dal potere informativo e questi dal potere economico-finanziario, quantomeno negli Stati occidentali che rappresentano ancora il potere sistemico globale più influente. Altrove, con un cortocircuito di poteri, il potere informativo è controllato dallo stesso potere esecutivo, così come il potere economico-finanziario, che, d’altro canto, in tale forma viene limitato all’origine nella sua potenzialità e spuntato rispetto ai poteri economico-finanziari di altre potenze regionali e a maggior ragione rispetto al potere sistemico-globale. Tale cortocircuito rende, per una logica evolutiva naturale, i poteri degli stati non economicamente e informativamente liberi per definizione più deboli rispetto a quelli degli stati economicamente e informativamente liberi.

Alzando lo sguardo, il potere sistemico-globale è dato dall’interconnessione delle varie sfere di sovranità a livello planetario.

L’evoluzione tecnologica (che rientra nella sfera del potere concettuale) e del potere economico-finanziario ha permesso a chi li ha saputi controllare su base globale, assieme al potere militare, di dargli forma in una modalità mai vista prima come nel secondo dopoguerra e in particolare dopo la vittoria della guerra fredda da parte degli USA.

Il potere sistemico-globale dispone di strumenti e capacità superiori in pratica a qualsiasi altro: esso può avviare guerre regionali e “tempeste” economico-finanziarie, anche solo a scopo preventivo, dissuasivo o persuasivo nei confronti dei detentori locali, o financo continentali o globali di altri poteri.

Il limite del potere sistemico-globale sta nella sua natura derivata dagli altri poteri sia per ambito tipologico sia per ambito territoriale. Pertanto esso deve appoggiarsi e influenzare gli altri poteri piuttosto che sostituirsi ad essi o sovrapporcisi.

Il limite dei poteri di base sia a livello territoriale locale, regionale o globale sta nell’agire in contrasto con il potere sistemico-globale che è di natura, per quanto derivata, di ordine superiore e quindi in grado di sovvertire le guide dei primi o di modificarne la portata, gli equilibri e le interdipendenze.

La capacità strategica fondamentale si dimostra nell’esercizio coordinato, consequenziale e strutturato di diversi poteri in diverso ambito di esercizio sia tipologico sia territoriale attraverso la modifica di scenari esistenti o l’introduzione di nuovi. Questa capacità determina la conduzione magistrale della dialettica del potere e ne determina i nuovi equilibri competitivi.

Il primo, inarrivabile, non sintetizzabile né riproducibile artificialmente, ambito di esercizio del potere è quello ideale, concettuale, progettuale.

Se esso viene messo in azione consapevolmente e con sapiente uso coordinato e/o competitivo degli altri ambiti di esercizio del potere può comportare cambi sistemici che portano a un’evoluzione anche epocale del sistema di potere, ampliandone persino la tipologia, l’architettura territoriale e anche il livello. Esempi ne sono il rinascimento, l’illuminismo e la rivoluzione tecnologica del XX e XXI secolo.

Se esso viene messo in azione in modo scoordinato e non consapevole può portare alla reazione sistemica volta alla sua repressione, anche violenta, radicale, mossa dalla paura delle guide degli altri ambiti di potere che temono – a ragione – di essere sovvertite. Un esempio ne sono le ideologie totalitarie del XX secolo (fascismo, nazismo e comunismo).

Il potere ideale, concettuale, progettuale nasce per definizione come potere individuale, da cui può espandersi in funzione della capacità di creare sistemi organizzativi a suo supporto.

La saldatura tra di esso e la fonte primaria della sovranità determina la forza impressionante di cui gode l’individuo consapevole nell’epoca moderna. La relativa facilità con cui questo fenomeno si è saputo imporre nel quadro generale del sistema politico-economico-organizzativo umano su scala globale è ancora difficilmente rappresentabile tramite una mappa concettuale ben definita, ma determina il grado scompenso di equilibrio del mondo moderno.

La forza dirompente che emerge dal basso determina una dinamicità socio-economica senza precedenti nella storia dell’uomo.

Chi si illude, ad ogni livello, di poterla fermare, ingabbiare, controllare, ne resterà sconfitto senza possibilità di appello. Chi comprende il fenomeno e saprà sfruttarlo per alimentare la propria posizione ne avrà un beneficio di portata altrimenti inarrivabile. Le élite politiche, economico-finanziarie, mediatiche, militari, religiose e globali sono le più interessate a comprendere la natura di tali fenomeni per non perdere la propria condizione ereditata dal passato e mai come oggi soffrono invece di un atteggiamento accondiscendente più che assertivo dei pensatori e intellettuali mainstream, che li espone a gravi rischi di sottovalutazione di processi sistemici importanti.

Un breve nota finale, solo per rilevare come l’osservazione e la conseguente consapevolezza di tali fenomeni di equilibrio dinamico dei poteri delle società umane, mi ha portato alla concezione dell’attuale piano pratico per l’ottenimento della piena indipendenza del Veneto.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

One comment on “LO STATO E L’EQUILIBRIO DINAMICO E GLOBALE DEI POTERI NELL’EPOCA DELLA SOVRANITÀ INDIVIDUALE

  1. caterina ha detto:

    spero che questo interessante articolo trovi collocazione in qualche terza pagina di giornali a larga diffusione o in qualche rivista seria, e magari specializzata, non tanto e non solo per l’approfondita analisi della natura del potere e sue interconnessioni con la vita sociale e individuale, ma, in questo particolare momento, perchè si faccia noto che il nostro movimento indipendentista non segue un pifferaio magico, bensì un progetto che nasce da consapevolezza personale e conoscenza ragionata delle dinamiche fondamentali che regolano i comportamenti degli individui e degli stati.
    Noi stessi che aderiamo a questa impresa di rinascita ne troviamo giovamento.
    Grazie! un bel regalo, Giane… ingegnere! la professione in questo casa c’entra…

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