PETER PAN NON SERVE ALL’INDIPENDENZA DEL VENETO

Appunti di concretezza per rendere forte Veneto Sì

gbu-vsiProviamo a rispondere ad alcune domande per capire il momento che stiamo vivendo e quale sarà invece la modalità di crescita di Veneto Sì, il movimento politico che abbiamo fondato sulla spinta della vittoria nel referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014.

Qualcuno si è mai chiesto perché in Veneto, nonostante da almeno un decennio ve ne siano tutte le premesse non è nato un movimento indipendentista di qualche peso? E’ possibile che gli indipendentisti siano ridotti a ruota di scorta, se va bene, della Lega, e se va male sono ridotti ad elementi del folklore Veneto al pari di Arlecchino? Perché è questo che fino ad ora siete stati sul palcoscenico della politica: delle comparse, simpatiche, chiassose, divertenti ma inutili.

Troppi indipendentisti sono affetti dalla sindrome di Peter Pan, ovvero da quella situazione psicologica in cui si trova una persona che si rifiuta o è incapace di crescere. Di diventare adulta e di assumersi delle responsabilità. Quando si fa politica il discrimine non è, per stare a noi, tra chi è più indipendentista di un altro ma tra chi è in grado di raggiungere lo scopo e chi non lo è. E ricordo ai più puri, che arriva poi sempre quello più puro che ti epura. Da anni infatti ne vediamo le conseguenze: di purezza in purezza siamo ridotti da sempre a numeri di consenso da prefisso telefonico. Un sacco (oddio, proprio un sacco no), di gente piena di sé, ma vuota di consenso popolare. Che in politica, piaccia o non piaccia è l’unica cosa che conti.

Ora, scusate l’immodestia, ma chi scrive ha dimostrato di essere in grado di avere le capacità e le doti di raggiungere lo scopo. Quando mai il tema dell’indipendenza del Veneto è approdato sulle prime pagine dei mass media, non solo nazionali ma perfino internazionali? E in questi anni di militanza ho capito una cosa molto semplice, ma che pare che per molti sia ancora oggi di difficile comprensione: per fare politica, per farla seriamente, per raggiungere uno scopo, occorrono soldi (tanti) e occorre organizzazione. Non basta avere ragione, non basta darsi ragione tra noi al bar o in incontri semi clandestini, occorre scendere nelle strade e guadagnarsi il consenso degli elettori, ad uno ad uno, come vi sta dimostrando anche la questione del referendum scozzese. Perché le nostre ragioni possono non essere le ragioni degli altri, e per portarli dalla nostra parte è necessario un lavoro duro, faticoso, costoso, di persuasione. Chi non capisce questo aspetto basilare della lotta politica semplicemente non ha senso della realtà, è un Peter Pan della politica. Per fare questo è necessaria una struttura organizzativa coesa, forte, fatta non solo di militanti convinti ma anche di professionisti all’altezza della sfida che ci attende e dotata di mezzi materiali in abbondanza. Chi pensa di poter vincere una battaglia come la nostra a colpi di buone intenzioni e purezza di spirito farebbe meglio a spiegare le sue alucce da Peter Pan e a volarsene nell’isola che non c’è. Forse a ben vedere anche lì però farebbe fatica a trovare consenso.

È destino di chi non conosce la storia di ripercorrerne le strade a vuoto. Non esiste e non è mai esistito un movimento politico di successo che non sia stato guidato da un nucleo ristretto di dirigenti. Non esiste e non è mai esistito un movimento politico di successo che non abbia avuto una organizzazione professionale al suo interno e che non abbia curato la formazione politica dei propri militanti. Non esiste e non mai esistito un movimento politico di successo che non abbia avuto mezzi economici a disposizione. Al di fuori di queste forche caudine si è solo movimento di opinione, non si è organizzazione politica, non si raggiunge un obbiettivo specifico e soprattutto non si forgia una classe dirigente. Ripeto, basta conoscere un po’ la storia per sapere queste cose. Sfido chiunque a dimostrare il contrario.

La politica si fa col cervello e non con altre parti del corpo o con altre facoltà dell’animo. E tuttavia la dedizione alla politica, se questa non dev’essere un frivolo gioco intellettuale ma azione schiettamente umana, può nascere ed essere alimentata soltanto dalla passione. E’ questo fermo controllo del proprio animo che caratterizza il politico appassionato e lo distingue dai dilettanti della politica che semplicemente “si agitano a vuoto”.

Dal punto di vista pratico una classe dirigente in un movimento nascente come il nostro si crea all’inizio solo ed unicamente attraverso cooptazione, non è che ci siano altre strade, pena la frammentazione e la conseguente nascita di piccoli baroni locali (sarà inevitabile prima o poi, ma meglio poi ovviamente). Poiché la gran parte dei dirigenti cooptati è probabilmente a digiuno di politica vera (o peggio: è convinta di essere preparata ma non sa un bel nulla, tipo Serafini & company) organizzeremo corsi di formazione politica di base.

Per formazione politica di base intendo l’acquisizione di un minimo di competenze linguistiche (sofistiche) necessarie a discutere di politica (modulate ovviamente a seconda del contesto, televisione piuttosto che incontri con la base, uso di internet eccetera, insomma quella che un tempo si chiamava propaganda), oltre che ad una infarinatura di storia del pensiero politico. A seguire sarebbe sicuramente utile una infarinatura dei meccanismi istituzionali (qui sarà utile ovviamente anche la consulenza di avvocati e “gentaglia” del genere, consentitemi la battuta).

Queste cose non le fa più nessuno (forse solo il movimento 5 stelle, in modo approssimato) e i risultati si vedono. Questo ovviamente a grandi linee. Certo si tratta di un modello per certi versi datato sicuramente (ma neanche tanto visto che è quello ancora seguito in tutto il mondo “normale” a partire dalla Germania), il paradosso secondo me però è che chi dovesse riuscire ad organizzare un partito “vecchio” finirebbe per risultare “nuovissimo”. I nuovi mezzi (tipo il web) sono, appunto mezzi, non sono dei fini. La genialata se vogliamo di Casaleggio è di far passare il mezzo per il fine (salvo poi occupare fisicamente la televisione, le piazze e pure il Circo Massimo)

L’alternativa è di fare i dilettanti, cioè fare come si è fatto fino ad ora, tanta buona volontà, tanto entusiasmo ma gente di spessore politico pochina (dalle nostre parti, ammettiamolo, c’è fin troppa gente che si parla addosso).

Veneto Sì ha deciso di fare sul serio e di lasciar volare i Peter Pan verso l’isola che non c’è.

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

4 comments on «PETER PAN NON SERVE ALL’INDIPENDENZA DEL VENETO»

  1. francesco ha detto:

    facciamo in fretta!!! prima del disastro generale!!!! w san marco.

  2. Varago Luciano ha detto:

    tutto quello che avete detto è vero

  3. giorgio da casteo ha detto:

    condivido !!!

  4. lorenzo ha detto:

    condivido e penso che la determinazione se accompagnata dalla conoscenza sia l’arma vincente in quanto ci sono tanti giusti arrabbiati
    da preparare per affrontare i tanti preparati senza giusta rabbia.

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