QUANDO ANCHE VENEZIA FA RIMA CON ROMA

I consiglieri regionali si chiudono nel fortino dorato, mentre le aziende venete licenziano o scappano altrove per sfuggire all’inferno fiscale. La soluzione è nella risposta giusta alla domanda VENETO SI o VENETO NO?

Targhet Veneto Sì per l'indipendenza del VenetoSi fa presto a parlare di Veneto quando i comportamenti sono squisitamente italiani.
L’ultimo esempio viene proprio dal Consiglio Regionale, che ha pensato bene di bocciare un emendamento alla legge elettorale regionale veneta che limitasse da subito il limite di due mandati elettivi per i consiglieri regionali. O meglio, se ne parlerà dal 2025, quando non si capisce perché il presunto limite di costituzionalità dovesse essere superato, o forse digerito e quando gli attuali consiglieri avranno già la loro pensioncina bella che assicurata. O così forse si illudono.
Questi difensori della costituzionalità ci ricordano un po’ Shoichi Yokoi, il soldato giapponese che proprio il 27 gennaio del 1972 fu trovato ancora a combattere la sua personale seconda guerra mondiale nell’isola di Guam. Solo che a differenza dell’eroico soldato costoro di eroismo ne dimostrano proprio poco.
Uno di loro, tal Grazia, ha addirittura pensato di introdurre un emendamento che vietasse ai giornalisti di partecipare alle elezioni. Io non sono mai stato tenero, in particolare con il Corriere del Veneto, con cui ho anche duramente duellato a causa di una suo attacco nei nostri confronti basato su fonti non attendibili e scientificamente screditate, che ci procurò un grave danno di immagine, e per tale ragione posso permettermi di affermare che il limite della bestialità politica è stato superato con il tentativo dei consiglieri regionali veneti di eliminare il diritto di elettorato passivo all’intera categoria che – nel bene e nel male, pur sottopagata e dequalificata – svolge un ruolo di fondamentale importanza e vitale per la nostra società, come testimonia la recente strage terroristica dei fascisti islamici a Parigi. Io sono anche oggi Charlie Hebdo, anche in Veneto.
Purtroppo invece dalle parti di Palazzo Ferro-Fini il clima è diverso e si capisce bene come abbia potuto andare in scena il triste spettacolo del Mose, con tali attori comprimari.
Si capisce altrettanto bene inoltre la pochezza di proposte quali quelle dei candidati governatori, da chi, come il governatore in scadenza, dice di non fare campagna elettorale e poi facendola più di ogni altro andando in tv a fare monologhi ogni sera, a chi, come l’esponente renziana, apre all’ipotesi di Veneto a statuto speciale, purché non sia speciale. Si vedono già all’orizzonte inoltre anche indipendentisti di disturbo e di comodo che difendono leggi referendarie regionali già bocciate e ne ripropongono di uguali (o lavate con Perlana? per parafrasare una celebre pubblicità) tanto per riempire il vuoto spinto della propria proposta politica.
Esempi tristi che dimostrano come a volte anche Venezia fa rima con Roma.
Nel frattempo la droga di Draghi non basta a risolvere i problemi dell’oppressione fiscale sul Veneto e del sistema marcio italiano. Anche oggi, tanto per allungare la litania, la Riello, una delle aziende venete più celebri, ha presentato un piano industriale di crisi, che prevede 71 licenziamenti e tagli di stipendio. E anche aziende virtuose come Pasta Zara il gruppo cartario Burgo paiono intenzionati a spostare la propria sede in Friuli Venezia Giulia, per lenire il peso del peggiore inferno fiscale del mondo.

Prima allora che a dover andar via siano tutti i veneti che lo possono ancora fare, con una valigia di cartone, per tornare a sorridere e a ridare speranza al nostro Popolo, nei mesi a venire bisogna che tutti i veneti sappiano rispondere correttamente alla domanda VENETO SI o VENETO NO?

Gianluca Busato
Segretario – Veneto Sì

One comment on “QUANDO ANCHE VENEZIA FA RIMA CON ROMA

  1. renato ha detto:

    sono dei vostri .
    siete sulla buona strada.

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