QUESTIONE GEOPOLITICA: FATTORE DETERMINANTE CHE PORTERÀ AL TRIONFO DEL PROGETTO DI INDIPENDENZA DEL VENETO

Mentre continua inarrestabile il declino del sistema-Italia e la lega abbandona la questione del nord, Plebiscito.eu si è preparato a tempi interessanti. Il 30 novembre a Valeggio sul Mincio (VR) l’evento “Il Veneto, la Cina e i grandi cambiamenti geopolitici in corso”

La lega è diventata italiana, il nord viene archiviato, l’aggettivo e tutto il territorio che rappresenta viene messo in soffitta tra i ricordi da dimenticare in fretta. I piccoli partiti indipendentisti di casa nostra, quando non copiano le nostre idee (sempre con un ritardo di due-tre anni fa, quando va bene), si limitano a scimmiottare la lega stessa, oppure a fare il tifo per la Catalogna, la quale dimostra come la questione dell’indipendenza sia viva e anzi determinante per l’agenda politica, quanto spinosa da risolvere, bloccata dal conservatorismo degli stati (multi)nazione e della UE ancorata ai loro veti.

La recente grande vittoria dei Sì nei referendum di autonomia del Veneto (e anche della Lombardia) sarà come la proverbiale montagna che partorirà il consueto e previsto misero topolino della devoluzione di qualche materia secondaria alle regioni, senza intaccare nella sostanza la struttura centralista dello stato, in particolare nell’impressionante deriva della spesa pubblica che mantiene la questione del debito pubblico la palla al piede del sistema-Italia né tantomeno per quanto riguarda la questione dell’enorme furto fiscale di 15-20 miliardi di euro sottratti ogni anno al Veneto sui circa 70 che paga di tasse.

Non l’unica palla al piede, sia ben chiaro, perché le cifre stimate di 250.000 persone che ogni anno stanno scappando dall’Italia testimoniano una situazione ben più drammatica delle sole considerazioni amministrative e bilancistiche. Situazione sociale e ancora prima culturale, se è vero che l’Italia è in coda tra i Paese Ocse per percentuale di laureati e anche questi ultimi risultano essere solo in minoranza in ambiti a maggior tasso di produttività, quali le discipline scientifiche e tecnologiche.

Dal punto di vista del sistema del credito ed economico-finanziario come poi non rilevare che l’Italia è dipendente praticamente al 100% dal sistema bancario e pubblico per quanto riguarda il finanziamento cui hanno accesso le imprese, al contrario, per esempio, del sistema presente negli Stati Uniti, dove le aziende attingono per il 90% delle loro necessità ai sistemi di capitali privati, private equity e venture capital? Da noi anche la parte degli investimenti di venture capital viene portata avanti proprio dal sistema pubblico o para-pubblico (che dovrebbe invece ben guardarsene), come in modo scellerato sta facendo, ad esempio, la Cassa Depositi e Prestiti, mettendo sempre più a rischio persino i risparmi postali delle inconsapevoli nonnine italiane.

Il tutto nell’assenza di qualsiasi visione strategica di medio-lungo periodo, che rende anche i tentativi di qualche singolo esponente, come l’encomiabile ministro Calenda, dei pannicelli caldi dall’effimera portata, soprattutto se raffrontata alla costanza e all’abbondanza delle politiche dei premi, dei bonus, che forse sarebbe il caso di chiamare con il loro autentico nome di politiche di “voto di scambio”.

I numeri della inconsistente crescita italiana non permettono insomma alcuno spazio per l’ottimismo, a maggior ragione se si pensa che ci troviamo di fronte alla prossima campagna elettorale, che si annuncia lunga e che come da abitudine tricolore vedrà senz’altro allentarsi ogni logica di rigore, lasciando spazio alle promesse e alla pratica dello spendi e spandi pubblico, del deficit spending (anche mascherato), dei trucchi contabili, che come ovvio e più immediato effetto perverso avranno quello di indebitare ancora di più le generazioni a venire, condannandole a una povertà sociale ancora più drammatica di quella odierna.

In tale scenario che appare incontrovertibile si comprende perché l’unica soluzione al dramma italiano sia rappresentata proprio dall’indipendenza del Veneto, dal suo effetto benefico indotto grazie alla responsabilizzazione finanziaria e politica del sistema italiano e dalla conseguente stabilizzazione della Unione Europea. L’alternativa a ciò sarà invece costituita dal “cordone sanitario” finanziario che – secondo la dottrina Schäuble – l’Europa sarà costretta ad applicare all’Italia, per contenerne i rischi di “contagio”, nel momento in cui finirà la “droga di Draghi” (2018? 2019?) rappresentata dalla politica di Quantitative Easing della BCE, con ritorno alla crescita galoppante degli interessi sul debito pubblico monstre dell’Italia.

Tale scenario non trova spiazzati Veneto Sì, Plebiscito.eu e tutte le strutture cui abbiamo dato forma dopo il referendum di indipendenza del Veneto del 2014, per intercettare le straordinarie opportunità che derivano dai grandi cambiamenti geopolitici e macroeconomici in atto: abbiamo saputo infatti prepararci con grande anticipo a tempi interessanti, che si stanno avvicinando sempre di più.

Il prossimo giovedì 30 novembre a partire dalle ore 20.30 presso la Sala Civica “Gaetano Toffali” in Via Roma, 9 a Valeggio sul Mincio (VR) affronteremo in dettaglio tutti questi temi durante la serata speciale sul tema “Il Veneto, la Cina e i grandi cambiamenti geopolitici in corso”.

Nel corso dell’evento, oltre a dare un resoconto dello stato dell’arte delle nostre attività e delle prossime realizzazioni, presenteremo anche un quadro interessante di opportunità, impresa e soluzioni ad alta redditività per gli operatori economici. Sveleremo inoltre anche con dettagli inediti quali sono i grandi cambiamenti geopolitici e macroeconomici in corso, che vedono Venezia e il Veneto tornare ad essere il cardine dei nuovi corridoi di commercio internazionale delle Nuove Vie della Seta.

Sarà proprio la questione geopolitica il fattore determinante a sorpresa che porterà al trionfo del progetto di indipendenza del Veneto.

Gianluca Busato
Veneto Sì / Plebiscito.eu

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