REFERENDUM AUTONOMIA, LA RAPINA FISCALE VERSO I VENETI CONTINUERÀ ANCHE IL 23 OTTOBRE

Un reale cambiamento che possa incidere nella vita di tutti i giorni potrà avvenire solo con l’indipendenza del Veneto, in quanto il sistema centralista italiano è irriformabile e bloccato dalla costituzione

Qualcuno nei giorni scorsi si è arrabbiato perché ci siamo permessi di fare i conti in merito al referendum di autonomia del Veneto. Noi riteniamo che sia un’opera doverosa, perché senza una corretta informazione come potrebbero prendere una decisione i veneti chiamati alle urne il 22 ottobre?

Abbiamo aspettato fino all’ultimo giorno convinti che qualcuno avrebbe provveduto, ma dato che nessuno l’ha fatto abbiamo preso carta e penna, o meglio i file excel forniti dal Ministero del Tesoro attraverso i Conti Pubblici Territoriali, nella loro ultima versione disponibile aggiornata a maggio 2017 e relativa all’anno 2015.

Abbiamo quindi suddiviso le spese che vengono effettuate nella Regione Veneto dalle varie istituzioni governative, gli enti locali, la regione Veneto e le amministrazioni centrali dello stato.

Da esse si desume che nel 2015 la quota di differenza tra tasse pagate dai veneti e spese nel territorio in beni e servizi di qualsiasi tipologia e di qualsiasi ente è pari a circa 12,31 miliardi, ovvero il 16,67% sul totale del gettito fiscale del Veneto. Noi chiamiamo questa somma “rapina fiscale” dell’Italia nei confronti dei veneti, perché non c’è altro modo di poterla definire. Questa somma negli anni precedenti era superiore, attorno ai 20 miliardi di euro, quindi è calata un pò a causa delle minori entrate per la crisi economica italiana e dell’andamento demografico negativo che ha aumentato la spesa previdenziale (pensioni). Purtroppo secondo il percorso scelto dalla regione Veneto per questo referendum la rapina fiscale non potrà essere diminuita, in quanto essa richiede una modifica della costituzione per essere toccata e quindi l’approvazione in parlamento dei 2/3 dei parlamentari (ricordiamo anche che in parlamento i parlamentari non veneti sono il 92%).

Siamo quindi a vedere le materie che possono essere oggetto di richiesta di maggiore autonomia secondo quanto previsto dalla costituzione (il percorso scelto dai promotori del referendum), identificando le spese dell’amministrazione centrale nel territorio veneto oggetto di possibile trattativa.

Spulciando le varie voci e facendo un’ipotesi realistica di cosa possa essere ottenuto, è emerso che in concreto la massima autonomia di spesa ottenibile è il 22% (rispetto al 20% di oggi). Stiamo quindi parlando di briciole, in quanto la ricchezza del Veneto purtroppo continuerà ad essere saccheggiata grazie alla costituzione che rende il sistema italiano nativamente truffaldino.

Anche per questo 2% in più di autonomia di spesa regionale pari a circa 1,5 miliardi di €, servirà comunque l’approvazione del governo e della maggioranza del parlamento italiano (dove i parlamentari veneti sono solo l’8%).

Questi sono i numeri, anche se siamo ben consapevoli che molti veneti interpretano questo referendum non per ciò che essa è nella realtà, ma per qualche significato simbolico di cui l’hanno caricato i vari partiti ed esponenti politici.

Alcuni veneti seguono ancora i partiti italiani in modo fideistico e costoro quindi eseguiranno il mandato dei loro capibastone politici. Ciò che interessa a noi è aiutare i veneti abituati a ragionare con la propria testa a farsi un’opinione in modo razionale sulla base dei fatti concreti e delle proprie personali valutazioni.

Sempre sul fronte del significato “simbolico” del referendum, molti veneti andranno senz’altro a votare, convinti che al di là dell’inutilità del referendum questa possa essere l’occasione per far sentire la propria voce e impauriti dell’eventualità che una scarsa affluenza possa significare disinteresse e quindi maggiore potere a Roma per continuare a vessare il Veneto. D’altro canto sono molti gli indipendentisti veneti che si sono invece sentiti traditi in particolare dalla lega e da Zaia che in questi giorni ha bocciato drasticamente ogni ipotesi futura di indipendenza del Veneto.

Molti veneti infine, al di là di valutazioni di parte, ritengono il referendum controproducente in ottica di un reale cambiamento, che vedono possibile solo con l’ottenimento della piena indipendenza, seguendo un percorso alternativo rispetto a quello autonomistico, che come vediamo in Catalogna in questi giorni può essere cancellato in un giorno dal governo centrale con un semplice tratto di penna. Bisogna prendere atto che un reale cambiamento che possa incidere nella vita di tutti i giorni potrà avvenire proprio solo con l’indipendenza del Veneto, in quanto il sistema centralista italiano è irriformabile e bloccato dalla costituzione.

Detto questo, buon referendum a tutti, a chi voterà e a chi non lo farà. Dal 23 ottobre, indipendentemente dai risultati, riprenderà senza distrazioni la campagna per l’indipendenza del Veneto.

Veneto Sì / Plebiscito.eu

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