REFERENDUM-BURLA SU AUTONOMIA, PER I VENETI UNA NOIOSA E INUTILE PERDITA DI TEMPO

I veneti non si entusiasmano di fronte ad un’operazione di pura facciata e di carattere elettoralistico

Oggi ho letto un’analisi di Angelo Ceolan sul referendum di autonomia del Veneto del prossimo 22 ottobre, che merita di essere presa in considerazione.

Alcuni passaggi sono condivisibili a mio parere, anche se in generale credo sfugga una visione d’insieme e, soprattutto, che siano presenti alcuni errori di fondo e metodologici che trovano tra l’altro l’autore in compagnia di molti altri commentatori. In generale sono d’accordo sul fatto che qualsiasi sia il risultato e l’affluenza del referendum, non vi sarà alcuna reale possibilità che ne consegua alcuna forma di autonomia, in quanto la palla a quel punto passerebbe al governo italiano prima e al parlamento poi, con tutte le logiche di clientelismo dei vari parlamentari di ogni provenienza geografica, che in maggioranza sono composti da esponenti di aree geografiche che godono del residuo fiscale veneto (e lombardo) e che avranno tutta la convenienza a confermare tale ladrocinio.

D’altro canto, l’errore principale che trovo in questa (e in molte altre analisi che ho letto) è che il quadro si limita ad analizzare tre principali attori: i veneti (e tra di essi in particolare gli indipendentisti), lo stato italiano (e il governo italiano) e il partito promotore del referendum. Tra di essi manca una parte importante, che soprattutto in temi di tale portata non si può mai evitare di prendere in considerazione. Ovvero il quadro internazionale, a sua volta composito e con diversi attori in gioco.

Senza di esso, tanto per ricordare, ad esempio, non ci sarebbe stata alcuna possibilità di successo del nostro Plebiscito Digitale 3 anni fa, in quanto tutti gli attori interni avevano già per tempo neutralizzato e silenziato l’iniziativa e se non fossimo riusciti a coinvolgere i giornalisti austriaci (in primis), russi, britannici, americani, tedeschi e di ogni altra parte del mondo e non avessimo addirittura causato lo spostamento del referendum in Crimea nello stesso giorno di inizio del nostro (mentre inizialmente era previsto a fine marzo), di sicuro in Italia e in Veneto nessuno avrebbe parlato della nostra iniziativa, che invece, ricordo, fu quindi analizzata, discussa e tutto sommato giudicata in modo positivo anche in una conferenza stampa del Dipartimento di Stato degli USA.

Un altro errore, classico, è quello di dire che “la carta dell’autonomia, partiti e governo italiano, possono giocarla una volta soltanto, la carta dell’indipendenza invece è una carta in mano ai popoli ad uso infinito”. Questa è una classica non verità. Entrambe le carte possono essere usate più volte.

Basti ricordare, ad esempio, le battaglie per l’autonomia del 1997-1999 a livello istituzionale regionale, o della devolution (che altro non è che una forma di autonomia) del 2006. Quindi nel giro di 20 anni è come minimo la 3° volta che si ripropone la storiella dell’autonomia, di cui già una volta con un referendum. Mentre la carta dell’indipendenza l’abbiamo giocata finora solo noi di Plebiscito.eu, a livello privato-civico, coinvolgendo una 15ina di comuni veneti che ci hanno supportato attivamente approvando l’indizione del referendum di indipendenza del Veneto con una delibera chi di giunta chi di consiglio comunale, più altre decine di comuni veneti che ci hanno supportato mettendo a disposizione della cittadinanza le sale civiche per organizzare i seggi di votazione per le persone che non avevano a disposizione la rete internet, o non sapevano usarla.

Anche la questione di segnare un punto (•) che dimostri la differenza di comportamento elettorale dei veneti rispetto al resto d’Italia non convince, in quanto proprio nel 2006 questa differenza apparve in modo netto, con le sole regioni di Veneto e Lombardia votare massicciamente a favore della devolution, senza che ciò abbia comportato alcuna conseguenza politica interna né internazionale, fino a che appunto non fummo noi indipendentisti a smuovere coscientemente il quadro e a costringere ad inserire l’indipendenza nell’agenda politica.

Come rispondere quindi alla seguente domanda principale che pone Ceolan? “In ogni caso, la domanda centrale è questa: cosa devono fare i veneti per trarre da questa situazione il massimo vantaggio?”

A mio parere la domanda contiene un errore logico di base e un inganno semantico. Infatti, ammesso e non concesso che, secondo Ceola, l’indipendentismo rischi di scomparire con una bassa affluenza al voto, in quanto la grancassa dei media italiani direbbe “ai veneti non interessa l’autonomia, figuriamoci l’indipendenza”, in tale visione sparirebbe per meritate ragioni, in quanto esso assume di non essere in grado né oggi né mai di creare dei propri organi di informazione, o delle proprie iniziative editoriali, o informative adeguate che sappiano reagire alla disinformatia di regime. Credo che ciò sia anche una ammissione di un complesso di inferiorità rispetto allo stato italiano, quando a mio parere è invece proprio lo stato italiano ad essere sempre più un vaso di coccio tra i vasi di ferro degli altri attori internazionali ignorati da Ceolan. In questo atteggiamento “provinciale”, alcuni commentatori indipendentisti non sono diversi da Salvini da un punto di vista logico, in quanto se il leader leghista dice che gli italiani o si salvano tutti insieme o nessuno si salva, Ceolan implica il seguente ragionamento: “se i media italiani dicono una bugia, noi veneti non siamo in grado di far affermare la forza della nostra verità”. La migliore confutazione di ciò viene ancora una volta dal nostro esempio del 2014. Noi sapevamo benissimo che i giornali italiani non avrebbero scritto una riga sul referendum digitale. Ciò non ci impedì di aggirare la cosa catturando l’attenzione dei media internazionali.

La risposta alla domanda è quindi: non esiste alcuna possibilità di trarre vantaggio dalla situazione, in quanto si tratta di un gioco con il trucco. I veneti senz’altro voteranno quasi tutti per il Sì, ma non mi illuderei che ne esca un plebiscito in termini di affluenza, in quanto i veneti sono anche molto stufi di essere presi in giro. In primis proprio dalla lega. Forse alla fine andranno comunque a votare, giusto per la paura di non rischiare di perdere qualcosa. Ma non certo per il primo motore che porta tanta gente a votare: ovvero il sogno di un Veneto indipendente e virtuoso, finalmente sganciato dal Titanic italiano che lo sta portando a fondo.

Per quanto mi riguarda infine, ribadisco che non so ancora se avrò voglia di andare a votare per un referendum che mi pare più un costoso e inutile sondaggio che ci fa solo perdere un po’ di tempo: non so ancora se mi conviene spendere i soldi della benzina, o consumare le ruote della bicicletta per andare al seggio, oppure leggermi un bel libro a casa, o andare a fare una bella gita. Di sicuro non farò campagna né per portare la gente a votare né per qualsiasi altro obiettivo legato a questa campagna elettorale mascherata.

In ogni caso, qualsiasi sarà l’esito, gli indipendentisti non moriranno di certo, in quanto hanno ancora oggi l’unico progetto politico concreto per cambiare realmente le cose, nell’interesse collettivo tanto del Veneto quanto dell’Italia. E per farlo adottare dovranno semplicemente attuare la propria strategia senza alcun complesso di inferiorità verso chi ha fallito ogni obiettivo almeno da 30 anni a questa parte.

Gianluca Busato
Veneto Sì / Plebiscito.eu

2 comments on «REFERENDUM-BURLA SU AUTONOMIA, PER I VENETI UNA NOIOSA E INUTILE PERDITA DI TEMPO»

  1. StefanoZzzz ha detto:

    …. e l’indipendentismo non morirà mai perchè è come si aprire la porta di una gabbia in cui un essere vivente è rinchiuso da molto tempo. In quel momento quel vivente e pensante, concepirà che quello dove è rimasto fino ad allora non è il suo vero mondo, fuori da quella gabbia si ritroverà invece nel suo ambiente naturale e non riuscirà più a tornare indietro, avrà maturato coscienza per capire che dove era stato fin’ora non era altro che un mondo limitato e illusorio creato dall’ingabbiatore, ma non da lui e non era il suo.

  2. Angelo Ceolan ha detto:

    Dal momento che questa non è una diatriba tra il sign. Busato e il sottoscritto, questa nota verrà pubblicata ma non pubblicizzata.
    https://www.facebook.com/notes/angelo-ceolan/ulteriori-dettagli-sul-referendum-per-lautonomia-del-veneto-del-22-ottobre-2017/232588647240744/
    Auguro allo staff di PB un buon lavoro. =)

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