SALVINI E DI MAIO STRAVINCONO: ITALIA NELLE SABBIE MOBILI

Ora via libera all’indipendenza del Veneto

Le elezioni politiche 2018 hanno dato un responso chiaro, vincono la Lega e il Movimento 5 Stelle. La prima perché ha conquistato in modo autorevole la leadership della coalizione vincente del centro-destra, i secondi perché hanno conquistato la palma del primo partito italiano, con consensi che in passato avevano visto solo la Dc e più raramente il Pci nella prima repubblica.

È difficile prevedere oggi quale governo ne uscirà e se ce ne sarà uno. La maggiore probabilità è che prenda forma un governo di minoranza di centro-destra a guida leghista, oppure con appoggi di transfughi di altre forze che ieri hanno perso. Pare molto più improbabile un governo guidato dal M5S. Vedremo nelle prossime settimane se vi saranno compravendite di deputati, o “bradisismi parlamentari”, all’insegna della pratica del trasformismo che da Depretis in qua non ha mai smesso di caratterizzare la vita politica del belpaese.

Se non è lo scenario di totale ingovernabilità che avevamo previsto un anno fa, si avvicina molto.

Resta quindi probabile che vi possa essere un ritorno alle urne entro un anno, anche se l’arte tricolore del tirare a campare (e l’obiettivo del vitalizio per i parlamentari) potrebbe allungare la vita della legislatura, con governicchi striscianti.

Se di per sé non avere un governo forte non comporta automaticamente un danno (anzi spesso si è verificato il contrario, basti pensare al caso recente del Belgio), va detto che nel caso italiano la situazione è diversa, data la grave situazione economico-finanziaria (che ha cause antiche e gravi) che attanaglia la penisola e, soprattutto, i temporali minacciosi che si avvicinano all’orizzonte, che richiederebbero il coraggio di imporre dure misure, anche impopolari.

Una buona notizia è forse data dal fatto che il diritto di autodeterminazione dei popoli oggi in parlamento non trova più un ostacolo insormontabile, in quanto sia la lega sia i 5 stelle a più riprese hanno dichiarato di volerlo rispettare.

Ciò significa che se in Veneto saprà trovare spazio una proposta o un soggetto indipendentista in modo autorevole, potrebbe non avere di fronte gli stessi ostacoli che finora hanno impedito di finalizzare il proprio progetto in particolare dopo l’ondata indipendentista che ha avuto il proprio periodo d’ora nel 2013-2014, culminato con il plebiscito digitale per l’indipendenza del Veneto.

Oggi, ripartendo proprio dal patrimonio e dall’esperienza del maggiore successo indipendentista della storia recente, si ripresentano le condizioni per riaprire il cantiere per l’indipendenza del Veneto, dato che lo stato italiano sembra definitivamente aver affondato con decisione i propri piedi nelle sabbie mobili dell’ingovernabilità.

Veneto Sì / Plebiscito.eu

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