UN SISTEMA VENETO TUTTO DA INVENTARE

Prospettive di libertà alla luce dell’intensificarsi del processo di centralizzazione dello stato italiano e della soppressione dei gradi di autogoverno veneto

IMG_0510In questi giorni di stanca e vuota campagna elettorale non si può ignorare la situazione di stallo in cui versa il “sistema Veneto”, che pure è stato decantato dal premier italiano Renzi che pare quasi più orientato a tirare la volata a Luca Zaia che non alla sua candidata Alessandra Moretti.

La realtà è che vi sono dei problemi irrisolti e la cui soluzione non si intravvede alla luce della deriva dello stato italiano, oggi impegnato a trovare nuovi 16,6 miliardi di euro (secondo la CGIA di Mestre) per restituire l’indicizzazione delle pensioni ai 5 milioni di pensionati che hanno subìto il mancato adeguamento Istat disposto dal governo Monti con il «Salva Italia» e attuare la sentenza della Consulta che ha giudicato incostituzionale la riforma Fornero.

Il Veneto, ad esempio, ha seri problemi nel proprio sistema creditizio, completamente bancocentrico, con banche affette da nanismo, da sofferenze bancarie e da intossicazione da debito pubblico italiano, nonostante il quantitative easing di Draghi. Situazione che non permette alle imprese venete di reperire le risorse per ovviare al problema della sottocapitalizzazione da un lato e al credito per investimenti dall’altro.

Il Veneto ha un sistema di trasporti passeggero indegno della prima regione per presenze turistiche in Italia. Abbiamo già dimostrato nei nostri convegni come con pochi chilometri di collegamenti, i nostri aeroporti possano collegarsi a un sistema metropolitano, eliminando fin dove possibile l’uso dell’automobile.

Molti altri sono i comparti in cui si ravvisa l’inadeguatezza del Veneto rispetto agli standard dei Paesi più civili ed industrializzati. Anche in settori strategici, come ad esempio l’infrastruttura digitale e la banda larga internet, le nostre imprese e i nostri cittadini sono svantaggiati rispetto all’Europa e al mondo occidentale in genere.

Quali sono le concrete possibilità e i fattivi strumenti a disposizione della Regione Veneto per poter attuare un piano di interventi significativo in ogni settore oggi affetto da un degrado impressionante? Praticamente nessuno.

Non esistono strumenti legislativi concreti né risorse finanziarie che si salvino dalla deriva centralista e dal furto fiscale italiano. Esiste solo lo spazio per interventi di piccolo cabotaggio che spostano poco o nulla sul piano competitivo e sistemico. Il Veneto come tale è sempre più assorbito come espressione periferica di uno stato sempre più centralizzato e sempre più provinciale, ai margini d’Europa e del mondo civile. Anche nel quadro congiunturale estremamente positivo del primo semestre 2015, con bassi costi energetici, cambi vantaggiosi per l’export extra ue e una politica espansiva della BCE, il tasso di crescita italiano e con esso quello veneto non decollano oltre il livello quasi piatto. Cosa potrà allora avvenire quando le condizioni al contorno non saranno più così favorevoli? E cosa potrà succedere se alcune situazioni come quella greca, oppure il quadro geopolitico generale o locale dovessero sfuggire al controllo? Probabilmente tornerebbero ad addensarsi le nubi sul grado di sostenibilità del sistema italiano e con esso del Veneto.

La soluzione difficilmente potrà passare per una Regione che sempre più sarà svuotata di funzioni e di competenze e che dopo il paventato prossimo pronunciamento della corte costituzionale che ogni probabilità vieterà l’indizione del nuovo referendum regionale per l’indipendenza del Veneto, sarà svuotata dallo stato anche della propria anima riformatrice.

A quel punto per tutti si porrà una scelta: accettare la condizione di schiavi istituzionali, oppure appoggiarsi all’unica espressione plebiscitaria di sovranità popolare che è stato possibile organizzare, alla luce della natura dittatoriale del regime italiano, con il referendum di indipendenza del Veneto del 16-21 marzo 2014? Ciò a maggior ragione se si considera che il Plebiscito Digitale ha visto una doppia certificazione: scientifica prima grazie all’assessment licenziato da Engineering Ingegneria Informatica Spa il 20 dicembre 2014 e diplomatica poi con la firma e la consegna della relazione finale del Comitato degli Osservatori Internazionali il 28 marzo 2015 a Venezia.

Esaurite le strade della democrazia istituzionale italiana, è quindi legittimo solcare la legittima via dell’autodeterminazione dei Popoli, a maggior ragione se già esercitata, oppure bisogna rassegnarsi alla soppressione di un diritto fondamentale sancito dall’Onu nel proprio Statuto all’art. 1 c. 2 e dal Patto Internazionale di New York nel 1966, ratificato con legge italiana n. 881 del 1977?

Per quanto ci riguarda la scelta l’abbiamo già fatta, anche alla luce dell’evidente discriminazione e chiusura democratica, che ha colpito VenetoSì, rappresentata da una legge elettorale regionale che ha ci ha imposto una impossibile raccolta firme, esentando i partiti italiani e le liste civette nate in consiglio regionale, senza nel contempo metterci a disposizione alcuna carica politica per la certificazione, a dispetto del loro obbligo derivante dall’esercizio di funzione pubblica che dovrebbe essere a disposizione di ogni parte politica e non solo di alcuni. Di questo fatto saremo costretti a darne notizia anche a livello internazionale, nelle sedi preposte.

La risposta al nostro interrogativo ora spetta invece a chi desiderasse avviare un dialogo con noi, senza limitazioni e pregiudizi ideologici o di parte di sorta.

Treviso, 6 maggio 2015

Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

2 comments on «UN SISTEMA VENETO TUTTO DA INVENTARE»

  1. Beniamino ha detto:

    ci sarà un futuro per noi in Veneto? Ci sarà la libertà? Viviamo in una dittatura bestiale, massonica, clericale (il papa è uno dei fautori della fine nostra, Veneta, ma anche dei poveri itaglioti), comunisti camuffati da democratici, banchieri sionisti americani (roschild, Soros, Busch, JB Morgan ecc)…insomma siamo in una situazione molto peggiore dei tempi delle prime 2 guerre mondiali. Gli assassini yenkee stanno seminando guerre e disastri in tutto il mondo, stanno finanziando e sostenendo l’ ISIS, il papa e i comunisrti ci stanno portando dentro migliaia …e domani saranno milioni, di islamici…sappiamo l’ odio che provano per noi…cosa ci aspetta? Forse che le elezioni regionali risolveranno i problemi?…perchè non si fanno le elezioni politiche? la scadenza della legislatura scade adesso…NESSUNO NE FA CENNO…PERCHE’? TUTTI HANNO PAURA DI PARLARE? Quello che ho capito è che sono bastati 4 anni di governi guidati ILLEGITTIMAMENTE da servi dei massoni banchieri americani, un papa falso come questo massone gesuita..per finirci…..ma andiamo a votare..si, ok!!

  2. caterina ha detto:

    mi sembra che ad oggi in giro sono tutti tesi a conquistarsi una poltrona o magari anche una poltroncina, tutte comunque ben pagate coi soldi spillati dalla nostre tasche… e questo sta a dimostrare a cosa serve la politica italiana… a distribuire posti barattati con la nostra libertà.
    Sto sentendo una rassegna stampa…non un soffio di aria pulita sul marasma generale…
    Meno che ci siete voi a darci una speranza… a farci intravvedere la via d’uscita da questa atmosfera mortifera di traffici sotterranei che mirano a reprimere l’anelito del Popolo Veneto…
    Non ce la faranno, ma sarebbe ora che si dessero una scrollata, invece di continuare nella deriva che hanno imboccato per trascinarci tutti nel baratro romano.
    Unico faro di salvezza siamo rimasti noi!…rendiamocene conto e siamone fieri!

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